hyDrone – Chronos

Pubblicato da Alessandro Violante il maggio 2, 2014

hydrone-chronosTra i dischi a sorpresa di questo 2014 passati un po’ in sordina a causa della scarsa promozione sul territorio c’è il nuovo lavoro di hyDrone, alias Panos Kouretas che con questa release firma per la Hands productions una delle label più importanti degli ultimi anni nell’ambito della sperimentazione post-industrial, di cui abbiamo già parlato, ma dedichiamoci ad un disco che è un viaggio nei meandri degli spazi siderali, un concept album sulla cosiddetta quarta dimensione, quella temporale. Nove brani in cui l’electro industrial strumentale si incontra con l’ambient e crea una miscela particolarissima che ci proietta in altri luoghi, in territori algidi, lì dove il sole non arriva a scaldare, in un universo fatto di transistor e meteoriti realizzati al computer, con a seguire tre remix altrettanto interessanti. Riprendendo la ricerca teorizzata e realizzata dai maestri dell’elettronica tedesca, il greco incide i nostri corpi e le nostre anime con ritmiche lente e ripetitive, alienanti e stranianti. Nell’arco di questi circa 50 minuti di musica veniamo chiamati alla riflessione sul tempo e sui meccanismi che regolano il suo scorrimento, parafrasando la descrizione dalla quale il lavoro viene accompagnato, e nei quali risuonano echi importanti come ad esempio quelli della timbrica ossessiva del Dirk Ivens dei primi lavori sotto il monicker Dive, per rendere l’idea del mood generale, ma con un tocco decisamente personale e più orientato all’astrazione sonora/sonica in lidi per così dire dark ambient, si passi il termine. Quel che è più importante e quel che più traspare è la volontà di sperimentare e la dimostrazione che, per farlo, non è necessaria la presenza di una orchestra di cento elementi. Basta giocare con quello che si ha in mano, quel che è realmente importante è l’idea che il musicista ha di quello che vuole esprimere, ed egli l’ha ben chiara. Tante sono le diverse sfumature che discostano un brano dall’altro, come ad esempio le sinistre melodie della title-track o i suoni electro-space da vuoto cosmico nell’opener Carefully and patiently [we are counting time], o ancora l’accenno di (neanche troppo) soffuse ritmiche breakbeat in Passing time. Nei tre remix, Gjöll cosparge di densa nebbia l’algida e secca Always late, nella sua versione originale fortemente legata alla mano di Ivens, mentre Libido formandi, ovvero Manos Chrisovergis alias Last days of S.E.X e To travel without any certain destination dà forza all’opener aggiungendo un beat secco in 4/4 che rappresenta il biglietto di ritorno dal viaggio nella lontana galassia dell’artista e che, con la fisicità della ritmica ora ben presente, ci riporta mentalmente sulla Terra. Un mid-tempo che lascia poi spazio alla conclusiva rilettura di Whenever da parte dei compagni di label Proyecto mirage che la trasformano in una versione più groovy, un ultimo, primo e conclusivo assalto più propriamente powernoise raggelante e alienante al punto giusto, la degna chiusura di un lavoro che dimentica per un attimo le splendide spiagge greche per portarci alle radici del mondo, lì nel sottomondo.

Voto: 9

Label: Hands productions

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